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Jeju e i coralli molli della Corea: un'immersione temperata

Per vedere il corallo si viaggia di solito verso i tropici, ed è proprio questo a rendere sorprendente lo spettacolo che attende i subacquei al largo della costa meridionale di Jeju. A una latitudine più vicina alla fascia temperata che all'equatore, ripide pareti di basalto sono rivestite di coralli molli le cui tinte spaziano dall'avorio al rosa salmone fino al magenta profondo. Non è una barriera frangente in senso caraibico, ma una comunità di coralli molli, una delle più notevoli del suo genere nell'emisfero settentrionale. La sua esistenza dipende da una bizzarria della circolazione oceanica, che spinge l'acqua calda molto più a nord di quanto la carta lascerebbe immaginare.

Un'isola vulcanica in un fiume marino tiepido

Jeju è la più grande isola della Corea del Sud, una cupola vulcanica che si leva dal mare a sud della penisola coreana. Il suo paesaggio di basalto, tunnel di lava e del vulcano a scudo centrale, l'Hallasan, si prolunga sott'acqua in pareti scure, massi e strapiombi. Ciò che rende l'immersione straordinaria, però, non è la sola geologia, ma l'acqua che la lambisce. Un ramo del Kuroshio, chiamato corrente calda di Tsushima, risale da sud e avvolge l'isola, mantenendo in inverno temperature più miti di quanto la latitudine consentirebbe. Questo cuscinetto termico è la ragione principale per cui i coralli molli riescono a persistere qui.

Che cos'è davvero una comunità di coralli molli

Conviene dire con precisione che cosa cresce su queste pareti. A differenza dei coralli duri costruttori di scogliere dei tropici, i coralli molli non depongono le imponenti impalcature calcaree che danno vita alle barriere classiche. Si ancorano al substrato duro e formano colonie flessibili, arborescenti o lobate, sostenute da minuscoli elementi scheletrici interni anziché da una solida base calcarea. Al largo di Jeju dominano rappresentanti dell'ordine degli Alcyonacea, e i cosiddetti coralli garofano o cavolfiore del genere Dendronephthya sono tra i più vistosi. Queste colonie si gonfiano d'acqua per nutrirsi, catturando il plancton trasportato dalla corrente, per poi sgonfiarsi non appena il flusso si allenta. Ne risulta un giardino che cambia visibilmente forma al ritmo delle maree.

Munseom e gli isolotti al largo di Seogwipo

La cittadina di Seogwipo, sulla costa meridionale di Jeju, è la porta d'accesso a questo mondo sommerso. Un gruppo di piccoli isolotti appena al largo, tra cui Munseom, si trova proprio sul percorso della corrente calda e ospita la copertura di coralli molli più fitta. Munseom in particolare gode di una fama singolare tra i subacquei coreani: le sue pareti e i suoi pinnacoli sono così densamente rivestiti che la roccia nuda si fatica a trovare. Le acque intorno a questi isolotti sono riconosciute per il loro valore ecologico e tutelate ai sensi delle disposizioni nazionali della Corea del Sud sui siti naturali, uno status che rispecchia tanto la rarità quanto la fragilità di ciò che vi vive. Immergersi qui significa in genere costeggiare una parete o lasciarsi trasportare in deriva, seguendo il profilo del basalto che sprofonda nel blu.

Un crocevia di vita temperata e subtropicale

Poiché Jeju si trova su un confine biogeografico, le sue acque mescolano specie provenienti da due mondi. Pesci e invertebrati di acque fredde, familiari alle coste coreane e giapponesi, condividono le pareti con viaggiatori subtropicali portati dalla corrente. I banchi di pesci si radunano lungo i salti di parete, nudibranchi e altri piccoli invertebrati si insinuano tra i rami del corallo, e gli stessi coralli molli offrono riparo e terreno di caccia a un fitto corteo di specie. Questa mescolanza è tutto l'interesse scientifico del sito: è un laboratorio naturale per osservare come le comunità marine temperate reagiscano quando l'acqua calda avanza da sud. Per il subacqueo, ciò si traduce concretamente in una varietà sorprendente; una stessa parete può apparire al tempo stesso familiare ed esotica. Tanto quanto i coralli contano gli strapiombi e le fessure tra le colonie, perché offrono rifugio a piccoli animali schivi e trasformano ogni sguardo ravvicinato nell'occasione di scorgere qualcosa che al primo passaggio sfugge facilmente. È proprio il tipo di paesaggio sommerso che premia un'immersione lenta e paziente più che la distanza percorsa, e molti tornano a Jeju proprio perché una parete già nota continua a rivelare nuovi dettagli.

Stagioni, visibilità e la sensazione dell'immersione

Le condizioni al largo di Jeju cambiano nettamente nel corso dell'anno. La corrente calda impedisce all'acqua invernale di diventare davvero fredda, ed è per questo che i coralli sopravvivono, ma lo stato della superficie e la limpidezza dipendono dal tempo, dalle fioriture di plancton e dal dilavamento proveniente dall'isola. La visibilità può essere generosa in una giornata calma e intorbidirsi dopo la pioggia o durante una fioritura, e la corrente è una compagna costante, perché è proprio lei a nutrire i coralli e a stabilire dove crescano più fitti. I subacquei qui pianificano volentieri intorno alle finestre di stanca e al movimento delle maree, e trattano il flusso come una risorsa più che un fastidio. La ricompensa è lo spettacolo del colore sulla roccia scura, una tavolozza che si fotografa in modo quasi incredibile e che, dal vivo, sembra un giardino adagiato su un fianco.

La pressione di un mare che si scalda

La stessa corrente che rende possibili i coralli di Jeju lega anche la loro sorte a un oceano che cambia. Con il riscaldamento dei mari, le comunità biologiche della costa meridionale coreana si spostano, un processo spesso descritto come tropicalizzazione, in cui le specie di acque calde ampliano il proprio areale mentre gli abitanti di acque più fresche arretrano. Gli habitat rocciosi intorno a Jeju hanno inoltre sofferto la perdita della copertura algale e la diffusione di roccia nuda e sbiancata, un degrado che rimodella l'intero ecosistema in cui i coralli si collocano. Se a ciò si aggiungono le pressioni ordinarie di un'isola molto frequentata, l'urbanizzazione costiera, gli scarichi, l'inquinamento e il peso stesso del turismo e dell'attività subacquea, le comunità di coralli molli si trovano di fronte a un insieme intricato di minacce. Il loro stato di tutela conta proprio perché questi giardini si riprendono lentamente e si danneggiano con facilità.

Immergersi con responsabilità in un giardino fragile

Per il visitatore, il galateo discende direttamente dalla biologia. I coralli molli sono delicati, e una pinneggiata distratta o una mano appoggiata alla parete per stabilizzarsi possono spezzare una colonia che ha impiegato anni a crescere. Un buon assetto qui non è un'eleganza ma un atto di conservazione. Gli operatori locali propongono di norma immersioni guidate che tengono i gruppi lontani dal corallo e li fanno procedere con la corrente, e seguire questa condotta è il modo più sicuro di lasciare il sito come lo si è trovato. Jeju porta inoltre un'identità ambientale più ampia: l'isola e le sue formazioni naturali hanno ottenuto riconoscimenti internazionali per il loro valore vulcanico ed ecologico, e le comunità sommerse fanno parte della stessa storia di un luogo che merita protezione.

Sulla mappa

Le comunità di coralli molli di Jeju si comprendono meglio nel loro contesto oceanografico, rannicchiate contro la costa meridionale, là dove la corrente calda scorre più forte. Per vedere esattamente dove si collochino Seogwipo e i suoi isolotti rispetto alle correnti e alle regioni d'immersione dell'area più vasta, apri la mappa interattiva e raggiungi la Corea del Sud. Da lì potrai seguire il tragitto dell'acqua calda che risale da sud e immaginare come un'isola temperata sia giunta a ospitare un giardino di corallo. È uno di quei luoghi che acquistano molto più senso non appena si riesce a vedere il mare che li circonda.